Ogham: Duir

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Duir, la Quercia

Caratteristiche:

La quercia, ovvero quercus, appartiene alla famiglia delle Fagacee.

È un albero di grandi dimensioni che spesso raggiunge o supera i 30 metri di altezza.

Si divide in due gruppi: uno caratterizzato da foglia caduca, che si trova nelle aree a clima continentale; l’altro sempreverde diffuso in zone con clima mediterraneo.

È una pianta originaria dell’emisfero settentrionale e delle aree tropicali di Asia e Sudamerica, che ha visto un’ampia diffusione nei boschi europei, ma alcuni esemplari riescono ad arrivare fino a 1200 metri di quota.

Le querce presentano una chioma ampia con forma tondeggiante, ovale o a guisa di ombrello con foglie lobate o dentate. Entrambe le forme si possono trovare sulla stessa pianta per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto.
La pianta porta sia fiori maschili che femminili che si sviluppano a grappolo; quelli maschili sono di colore giallo e i femminili verdi.
Il frutto della quercia è la ghianda.
La sua corteccia è grigia, liscia nei primi anni di vita ma col passare del tempo presenterà fessure longitudinali.

La caratteristica tipica di questa pianta è la longevità, non è raro infatti trovare alberi di età vicina ai 500 anni.
L’albero che si ipotizza essere il più antico al mondo è una quercia, si trova su una collina della California ed è sopravvissuta per 13 mila anni dall’ultima era glaciale.

Storie e Leggende:

Il suo nome, duir, deriva dal anglosassone, ma la parola irlandese daur, la scozzese dar o derw probabilmente derivano dalla parola greca che significa quercia, ovvero drus.
Secondo alcuni studiosi questa è l’origine della parola druido, in quanto i druidi sono sempre stati associati ai boschi sacri, in particolare la foresta di querce.

La parola sanscrita duir ha portato alla nascita delle parole inglesi quercia, oak, e porta, door. La porta è spesso associata alla quercia, in quanto questo albero rappresenta un portale per la conoscenza o un ingresso per altri mondi.
Da qui potrebbe anche derivare il verbo milanese dervir, cioè aprire.

Tra tutti gli alberi della Britannia e Irlanda la quercia era considerata il re, ed è famosa ancora adesso per la sua resistenza e longevità.
La quercia nelle isole Britanniche e parte della triade sacra: quercia, frassino e rovo; mentre in Irlanda fa parte di uno dei sette alberi nobili: betulla, ontano, salice, quercia, agrifoglio, nocciolo e melo.

Quando si parla di quercia la prima cosa che di solito si associa mitologicamente o storicamente sono i druidi grazie alle famose descrizioni di Plinio il Vecchio.
Lui racconta nei suoi testi che i druidi erano soliti celebrare i riti religiosi nei boschi di querce, e da esse tagliavano il vischio con falcetti dorati. Anche lo storico Strabone ne parla descrivendo tre tribù dei Galati dell’Asia Minore, essi erano soliti riunirsi in posti chiamati Drunemeton, il santuario del bosco di querce.

Non si sa con precisione se anche i druidi delle isole britanniche praticassero nei boschetti di querce come i parenti continentali ma sembra avessero usi simili. I celti insulari utilizzavano dei boschi soprannominati nematon, ed in particolare in Irlanda sembra che fossero composti da querce. L’Irlanda infatti, ai tempi era coperta di querce e la sua presenza di fa sentire ancora dai posti con nomi come Derry, Derrylanan, Derrybawn, Derry Calgagh.
Molte chiese in questi luoghi sorgono su boschetti di querce, probabilmente dove in passato si tenevano celebrazioni pagane. Un esempio è Kildare, dove San Brigida ha fondato il suo monastero, il cui nome deriva da Cill-dara, la chiesa della quercia.

La quercia appare anche nel racconto irlandese “il banchetto di Bricriu”, che fa parte del ciclo dell’Ulster. Qui Cú Chulainn accetta con altri due eroi di controllare le terre di Curoi mente lui era via. I primi due eroi falliscono mentre resta Cú Chulainn che durante il suo turno viene attaccato da un enorme guerriero armato di rami di quercia. Dopo una lunghissima battaglia Cú Chulainn esce vincitore e scopre che il guerriero non era altro che Curoi stesso, il cui secondo nome è “figlio della Quercia”. Durante la storia lui sfidò anche l’eroe a decapitarlo ed essere decapitato lui stesso. È chiaro che la leggenda sia un predecessore del poema medioevale “Sir Gawain e il cavaliere verde” e la decapitazione simbolica del Re Quercia ricollega queste due storie a quella più conosciuta, “il ramo d’oro di Frazier”, trattando sempre di un sacrificio del vecchio re.
Il sacrificio del ramo d’oro si verifica a Nemi, durante il Solstizio d’Estate; esso ci riporta alla battaglia tra il re Quercia che impersona l’anno che sta finendo e il re Agrifoglio, che dominerà l’anno nuovo. Durante il Midsummer, il solstizio d’estate, mentre l’anno inizia si va verso l’oscurità. Qui l’Agrifoglio è vincitore. Andando verso il Midwinter, il solstizio d’inverno il re Quercia sconfigge l’oscurità un’altra volta, rivelandosi come il Dio della vegetazione, che deve morire ogni anno per permettere alla vita di rinnovarsi. Non c’è da stupirsi quindi che le immagini del Dio Verde, il Green Man, scolpite nel legno e nella pietra mostrino foglie di quercia che nascono dalla bocca e orecchie del dio.

Nel sopracitato “Sir Gawain e il cavaliere verde” Gawain, o Galvano, rappresenta il Re d’Estate, il Re Agrifoglio; mentre Artù è il Re d’Inverno, quindi il re Quercia. La ciclicità delle due piante e dei due regni è sottolineata dalle parole di Gwenhwyfar, meglio conosciuta come Ginevra: ” Starò con Gawain quando avrà le sue foglie e con Artù quando lui (Gawain) sarà spoglio.”
Artù qui si sacrifica come il re Quercia permettendo alla donna di decidere con chi stare, non forzandola al suo volere. Ancora una volta la ciclicità infinita del Dio Verde trova un riferimento nel soprannome di Artù: il re eterno (once and future king).

La quercia rimanda al sacrificio in molte altre leggende, come ade esempio nella Scozzese “Math, figlio di Mathonwy”. L’eroe qui è tradito e ucciso, dopo la sua morte viene trasformato in un’aquila e vola su una quercia magica in cui soffrirà nove giorni; questo ricorda molto il famoso sacrificio di Odino sull’albero di frassino, Yggdrasil.

Nel secondo secolo lo storico Massimo di Tiro descrive i celti come adoratori di Zeus (probabilmente riferendosi al dio del tuono romano-celtico Taranis) sotto forma di quercia molto alta.
La quercia era spesso associata agli dei del tuono nelle culture nordiche e probabilmente la cosa si tramandò presso i popoli britannici proprio da loro. In Scandinavia era identificata con Thor stesso, mentre in Filandia con la sua controparte Jumala.

Si pensava che i fulmini colpissero le querce più frequentemente, alcune di esse sopravvivevano e si dice fiorissero molto bene, queste furono soprannominate ‘le querce fulminate’. Spesso le persone tendevano a prendere uno di questi rami per metterlo nelle loro case come segno di fortuna.
Nella cultura sciamanica una persona che sopravviveva a un fulmine diventava uno sciamano, perché il fulmine era visto come un’improvvisa illuminazione spirituale che scacciava l’oscurità con una grandissima e irrevocabile forza trasformatrice.

Significato/Divinazione:

La quercia rappresenta la forza, la resistenza e il trionfo.

È considerato l’albero della vita, le cui radici raggiungono le profondità della terra fino al oltretomba e i cui rami si estendono nel cielo.

Le ghiande sono usate per portare fortuna, tenere lontani i fulmini se posti sulla finestra e piantate in un vaso per portare fertilità. Se bruciate con le foglie possono servire per purificare l’ambiente.

Durante il solstizio d’estate si può preparare un incenso di erbe con la quercia come base, usando la corteccia in polvere, le ghiande e le foglie secche. Poi verrà bruciato invocando il potere della pianta per ricevere una lunga vita, forze interiore, coraggio, costanza, protezione e prosperità.

Questo ogham aiuta a trovare la sicurezza per seguire i propri scopi, seguendo nel cammino spirituale.

Quando appare nella divinazione indica che un approccio attivo aiuterà a realizzarci in qualcosa che vogliamo. Si impara facendo e non aspettando, non si deve aver paura di cominciare ad agire.
A livello mentale indica che si è accumulata abbastanza conoscenza ed ora è tempo di condividerla ed essere generosi.
Bisogna ricordarsi che la vita è imprevedibile, si deve essere forti come una quercia colpita da un fulmine.
L’ogham avverte di stare attenti a non rischiare di restare fissi sulle proprie idee a discapito della ragione.

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Informazioni su Stargazer_Aliya

24 anni. Amo gli animali, i videogiochi, i libri e i film (il mio genere preferito è il fantasy). Il mio blog tratta di tematiche pagane, una sorta di 'diario online' per il mio percorso. https://stargazeraliya.wordpress.com/ :D
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