I druidi e gli alberi

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Partiamo dal inizio: il significato della parola “druido”.
Plinio il Vecchio ne attribuisce un’etimologia molto interessante che mette in evidenza il legame che avevano i druidi con gli alberi, citando un passaggio in cui parla della venerazione che i druidi avevano del vischio e del albero che lo porta (la quercia): “Essi non compiranno alcun rito senza la presenza di questo albero al punto che sembra possibile che i druidi derivino il loro nome dal greco“. La parola di cui parla è drus ovvero quercia.
È improbabile che il nome derivi dal greco, ma per coincidenza (chissà) in gallico “quercia” si dice dervo e derw in gallese.
Sempre citando Plinio “(i druidi) sono chiamati secondo gli alberi perchè abitano delle foreste remote“.

Inoltre nelle lingue celtiche esiste un legame tra la parola che significa scienza e albero.
Interessante notare come persino Odino-Wotan nella radice wut abbia questo doppio significato di “scienza totale” e “legno”, ritrovabile nel inglese wood, l’albero; figura citata nelle leggende riguardanti Odino.
Anche il nome del dio celtico del mare Gwyddyon ha questo doppio significato: gwid in bretone significa scienza e widu albero in gallese.
Tutto questo si può ritrovare nella figura dei druidi: uomini molto sapienti, che insegnano nelle radure sacre, al centro delle foreste.

Le piante ritenute più importanti erano il vischio e la quercia.
Per i druidi il vischio era considerato sacro soprattutto perchè non aveva radici, questo lo collegava al divino.
Si credeva che crescesse solo sulle querce e si pensava raccogliesse le energie da esse. Veniva raccolto con un falcetto d’oro (simbolismo luna-sole: il falcetto è la luna, l’oro il sole), e posto in un panno bianco dal druido vestito anch’esso di bianco.
I celti attribuivano al vischio molte proprietà curative, per questo lo immergevano in acqua e la distribuivano a chi ne aveva bisogno o per preservarsi da future malattie o sortilegi. Plinio il Vecchio arriva fin a paragonare il vischio alla pietra filosofale degli alchimisti sostenendo che i celti la usassero come panacea universale.
I celti erano convinti che il mondo fosse sorretto e alimentato da una quercia e sarebbe finito solo quando il suo tronco si fosse spezzato.
Sotto le querce i druidi amministravano la giustizia, i riti e le letture divinatorie. Quest’ultime erano considerate ancora più sacre se prima veniva mangiato un frutto della pianta, che avrebbe mandato le emanazioni divine utili per leggere il futuro e interpretare i segni. Il suo legno, inoltre, è il combustibile scelto per i fuochi sacri.

La conoscenza e il legno sono continuamente messi in parallelo: il fatto di incidere degli incantesimi rituali sui pezzi di legno fa passare il simbolo nella sfera pratica.
Alberi utilizzati dai druidi per incidere incantesimi sono il tasso, il nocciolo e il sorbo.
I druidi sembravano convinti che ogni pianta possedesse una sua energia vitale a cui fosse possibile attingere per scopi magici. Operazione simile faceva il vischio attingendo la sua energia dalle piante sui cui cresceva.

L’incisione ci ricollega al Ogham, scrittura utilizzata dai druidi.
L’Ogham è stato inventato dal Dio Ogma, protettore dei bardi, dio della scrittura, colui che “legava” la magia al oggetto tramite essa. Escogitò questo alfabeto per provare la sua generosità e ingegnosità e perchè appartenesse solo ai sapienti druidi.
Tecnicamente i segni alfabetici Ogham erano tracciati partendo dal basso verso l’alto, come afferma R. Graves, per richiamare la crescita dell’albero e l’elevazione verso il cielo, il luogo popolato dalle Divinità. I Druidi, infatti, credevano che in questo modo gli dei avrebbero ascoltato e avrebbero accolto il messaggio. I bastoncini su cui le lettere erano state impresse venivano poi consegnati alle fiamme, come termine e garanzia dell’avvenuto.
Ad ogni lettera dell’alfabeto corrisponde un albero sacro ai celti come nel calendario celtico, a cui ogni mese corrisponde uno di questi alberi a partire dal 23 dicembre, chiamato “giorno vuoto” a cui alcuni attribuiscono il vischio.
L’Ogham era destinato a brevi testi d’incantesimi o maledizioni, poichè i testi più lunghi erano affidati alla memoria.

Ecco il calendario associato agli alberi sacri:

24 Dicembre – 20 Gennaio: Beth, Betulla (Beithe)
21 Gennaio – 17 Febbraio: Luis, Sorbo selvatico (Luis)
18 Febbraio – 17 Marzo: Nion, Frassino (Nin)
18 Marzo – 14 Aprile: Fearn, Ontano (Fern)

15 Aprile – 12 Maggio: Saille, Salice (Sail)
13 Maggio – 9 Giugno: Uath, Biancospino (Uath)

10 Giugno – 7 Luglio: Duir, Quercia (Dair)
8 Luglio – 4 Agosto: Tinne, Agrifoglio (Tinne)

5 Agosto – 1 Settembre: Coll, Nocciolo (Coll)
2 Settembre – 29 Settembre: Muin, Vite (Muin)
30 Settembre – 27 Ottobre: Gort, Edera (Gort)
28 Ottobre – 24 Novembre: Ngètal, Giunco (Gètal)

25 Novembre – 23 Dicembre: Ruis, Sambuco (Ruis)

Fonti principali: Il druidismo, religione e divinità dei celti di Jean Markale.

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Questa volta interrompo l’alfabeto di strega per parlare di un nuovo argomenti che sto approfondendo: i druidi e gli alberi; vale a dire l’utilizzo che i druidi facevano del legno, il legame con le varie piante e gli incantesimi incisi su di esso.
Spero possa servire per vari spunti, come ad esempio piccoli incantesimi (magari scritti in Ogham) sul legno che ritenete più appropriato. ^^

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Informazioni su Stargazer_Aliya

24 anni. Amo gli animali, i videogiochi, i libri e i film (il mio genere preferito è il fantasy). Il mio blog tratta di tematiche pagane, una sorta di 'diario online' per il mio percorso. https://stargazeraliya.wordpress.com/ :D
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2 risposte a I druidi e gli alberi

  1. nicola ha detto:

    Molto interessante. Grazie

  2. Pingback: Ogham: Beith | Seeing off a falling star

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