Ogham: Duir

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Duir, la Quercia

Caratteristiche:

La quercia, ovvero quercus, appartiene alla famiglia delle Fagacee.

È un albero di grandi dimensioni che spesso raggiunge o supera i 30 metri di altezza.

Si divide in due gruppi: uno caratterizzato da foglia caduca, che si trova nelle aree a clima continentale; l’altro sempreverde diffuso in zone con clima mediterraneo.

È una pianta originaria dell’emisfero settentrionale e delle aree tropicali di Asia e Sudamerica, che ha visto un’ampia diffusione nei boschi europei, ma alcuni esemplari riescono ad arrivare fino a 1200 metri di quota.

Le querce presentano una chioma ampia con forma tondeggiante, ovale o a guisa di ombrello con foglie lobate o dentate. Entrambe le forme si possono trovare sulla stessa pianta per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto.
La pianta porta sia fiori maschili che femminili che si sviluppano a grappolo; quelli maschili sono di colore giallo e i femminili verdi.
Il frutto della quercia è la ghianda.
La sua corteccia è grigia, liscia nei primi anni di vita ma col passare del tempo presenterà fessure longitudinali.

La caratteristica tipica di questa pianta è la longevità, non è raro infatti trovare alberi di età vicina ai 500 anni.
L’albero che si ipotizza essere il più antico al mondo è una quercia, si trova su una collina della California ed è sopravvissuta per 13 mila anni dall’ultima era glaciale.

Storie e Leggende:

Il suo nome, duir, deriva dal anglosassone, ma la parola irlandese daur, la scozzese dar o derw probabilmente derivano dalla parola greca che significa quercia, ovvero drus.
Secondo alcuni studiosi questa è l’origine della parola druido, in quanto i druidi sono sempre stati associati ai boschi sacri, in particolare la foresta di querce.

La parola sanscrita duir ha portato alla nascita delle parole inglesi quercia, oak, e porta, door. La porta è spesso associata alla quercia, in quanto questo albero rappresenta un portale per la conoscenza o un ingresso per altri mondi.
Da qui potrebbe anche derivare il verbo milanese dervir, cioè aprire.

Tra tutti gli alberi della Britannia e Irlanda la quercia era considerata il re, ed è famosa ancora adesso per la sua resistenza e longevità.
La quercia nelle isole Britanniche e parte della triade sacra: quercia, frassino e rovo; mentre in Irlanda fa parte di uno dei sette alberi nobili: betulla, ontano, salice, quercia, agrifoglio, nocciolo e melo.

Quando si parla di quercia la prima cosa che di solito si associa mitologicamente o storicamente sono i druidi grazie alle famose descrizioni di Plinio il Vecchio.
Lui racconta nei suoi testi che i druidi erano soliti celebrare i riti religiosi nei boschi di querce, e da esse tagliavano il vischio con falcetti dorati. Anche lo storico Strabone ne parla descrivendo tre tribù dei Galati dell’Asia Minore, essi erano soliti riunirsi in posti chiamati Drunemeton, il santuario del bosco di querce.

Non si sa con precisione se anche i druidi delle isole britanniche praticassero nei boschetti di querce come i parenti continentali ma sembra avessero usi simili. I celti insulari utilizzavano dei boschi soprannominati nematon, ed in particolare in Irlanda sembra che fossero composti da querce. L’Irlanda infatti, ai tempi era coperta di querce e la sua presenza di fa sentire ancora dai posti con nomi come Derry, Derrylanan, Derrybawn, Derry Calgagh.
Molte chiese in questi luoghi sorgono su boschetti di querce, probabilmente dove in passato si tenevano celebrazioni pagane. Un esempio è Kildare, dove San Brigida ha fondato il suo monastero, il cui nome deriva da Cill-dara, la chiesa della quercia.

La quercia appare anche nel racconto irlandese “il banchetto di Bricriu”, che fa parte del ciclo dell’Ulster. Qui Cú Chulainn accetta con altri due eroi di controllare le terre di Curoi mente lui era via. I primi due eroi falliscono mentre resta Cú Chulainn che durante il suo turno viene attaccato da un enorme guerriero armato di rami di quercia. Dopo una lunghissima battaglia Cú Chulainn esce vincitore e scopre che il guerriero non era altro che Curoi stesso, il cui secondo nome è “figlio della Quercia”. Durante la storia lui sfidò anche l’eroe a decapitarlo ed essere decapitato lui stesso. È chiaro che la leggenda sia un predecessore del poema medioevale “Sir Gawain e il cavaliere verde” e la decapitazione simbolica del Re Quercia ricollega queste due storie a quella più conosciuta, “il ramo d’oro di Frazier”, trattando sempre di un sacrificio del vecchio re.
Il sacrificio del ramo d’oro si verifica a Nemi, durante il Solstizio d’Estate; esso ci riporta alla battaglia tra il re Quercia che impersona l’anno che sta finendo e il re Agrifoglio, che dominerà l’anno nuovo. Durante il Midsummer, il solstizio d’estate, mentre l’anno inizia si va verso l’oscurità. Qui l’Agrifoglio è vincitore. Andando verso il Midwinter, il solstizio d’inverno il re Quercia sconfigge l’oscurità un’altra volta, rivelandosi come il Dio della vegetazione, che deve morire ogni anno per permettere alla vita di rinnovarsi. Non c’è da stupirsi quindi che le immagini del Dio Verde, il Green Man, scolpite nel legno e nella pietra mostrino foglie di quercia che nascono dalla bocca e orecchie del dio.

Nel sopracitato “Sir Gawain e il cavaliere verde” Gawain, o Galvano, rappresenta il Re d’Estate, il Re Agrifoglio; mentre Artù è il Re d’Inverno, quindi il re Quercia. La ciclicità delle due piante e dei due regni è sottolineata dalle parole di Gwenhwyfar, meglio conosciuta come Ginevra: ” Starò con Gawain quando avrà le sue foglie e con Artù quando lui (Gawain) sarà spoglio.”
Artù qui si sacrifica come il re Quercia permettendo alla donna di decidere con chi stare, non forzandola al suo volere. Ancora una volta la ciclicità infinita del Dio Verde trova un riferimento nel soprannome di Artù: il re eterno (once and future king).

La quercia rimanda al sacrificio in molte altre leggende, come ade esempio nella Scozzese “Math, figlio di Mathonwy”. L’eroe qui è tradito e ucciso, dopo la sua morte viene trasformato in un’aquila e vola su una quercia magica in cui soffrirà nove giorni; questo ricorda molto il famoso sacrificio di Odino sull’albero di frassino, Yggdrasil.

Nel secondo secolo lo storico Massimo di Tiro descrive i celti come adoratori di Zeus (probabilmente riferendosi al dio del tuono romano-celtico Taranis) sotto forma di quercia molto alta.
La quercia era spesso associata agli dei del tuono nelle culture nordiche e probabilmente la cosa si tramandò presso i popoli britannici proprio da loro. In Scandinavia era identificata con Thor stesso, mentre in Filandia con la sua controparte Jumala.

Si pensava che i fulmini colpissero le querce più frequentemente, alcune di esse sopravvivevano e si dice fiorissero molto bene, queste furono soprannominate ‘le querce fulminate’. Spesso le persone tendevano a prendere uno di questi rami per metterlo nelle loro case come segno di fortuna.
Nella cultura sciamanica una persona che sopravviveva a un fulmine diventava uno sciamano, perché il fulmine era visto come un’improvvisa illuminazione spirituale che scacciava l’oscurità con una grandissima e irrevocabile forza trasformatrice.

Significato/Divinazione:

La quercia rappresenta la forza, la resistenza e il trionfo.

È considerato l’albero della vita, le cui radici raggiungono le profondità della terra fino al oltretomba e i cui rami si estendono nel cielo.

Le ghiande sono usate per portare fortuna, tenere lontani i fulmini se posti sulla finestra e piantate in un vaso per portare fertilità. Se bruciate con le foglie possono servire per purificare l’ambiente.

Durante il solstizio d’estate si può preparare un incenso di erbe con la quercia come base, usando la corteccia in polvere, le ghiande e le foglie secche. Poi verrà bruciato invocando il potere della pianta per ricevere una lunga vita, forze interiore, coraggio, costanza, protezione e prosperità.

Questo ogham aiuta a trovare la sicurezza per seguire i propri scopi, seguendo nel cammino spirituale.

Quando appare nella divinazione indica che un approccio attivo aiuterà a realizzarci in qualcosa che vogliamo. Si impara facendo e non aspettando, non si deve aver paura di cominciare ad agire.
A livello mentale indica che si è accumulata abbastanza conoscenza ed ora è tempo di condividerla ed essere generosi.
Bisogna ricordarsi che la vita è imprevedibile, si deve essere forti come una quercia colpita da un fulmine.
L’ogham avverte di stare attenti a non rischiare di restare fissi sulle proprie idee a discapito della ragione.

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It seems that my life follows the moon

It seems that my life follows the moon
At times it’s half empty and sometimes it’s full
Spinning around through darkness and light
Falling so low and rising so high

Scrivo di notte, dal cellulare.
Non ho mai fatto un’assenza così lunga dal blog da quando l’ho aperto, quindi torno per dire che non sono sparita (ma c’è davvero qualcuno che legge o si potrebbe preoccupare poi?).
In parte l’assenza è dovuta dal fatto che sono senza computer, non ho potuto proseguire con il progetto degli ogham anche per questo, e mi da davvero fastidio chiederlo in prestito per cose non proprio necessarie alla mia vita.

Ho notato che ho saltato il solito resoconto di Samhain e ragionandoci mi sono accorta che tutto parte da lì.

Ho festeggiato in un gruppo relativamente grande, con nessuno che seguiva la mia tradizione, e questo mi è bastato a farmi sentire abbastanza persa.
Verso la fine si era invitati a chiamare chi si voleva nel cerchio, ed io non ho voluto nessuno di specifico, ho chiamato chi se la sentiva e voleva starmi accanto, ed ho visto la mia coniglia di tanti anni fa, il primo animale che ho avuto da piccola.
Non so perché sia arrivata proprio lei e questo mi ha dato da pensare riguardo i miei animali che non ci sono più. A un anno dalla morte di Akira l’ho sognato, ho sognato che stava bene e una veterinaria me lo portava a casa dicendo che era stato ricoverato ed era guarito. Questo mi ha fatto capire che ancora non l’ho superata del tutto, e sinceramente non so come sia fattibile; posso capire dopo tanto tempo di malattia, ma in questo caso è stato come avere accanto un amico che ti parlava e un secondo dopo cadeva a terra senza vita, senza aver dato alcun segno. Trovo una cosa del genere ancora adesso non concepibile.
Per chiudere la pessima atmosfera del periodo il rituale di gruppo non è andato affatto bene per me e per due volte ho spento il fuoco, prima la candela che avevo in mano e poi il fuoco comune dove buttare i desideri, a conclusione mi è pure arrivata una lettura delle carte che ancora non ho capito!
Pochi giorni dopo, al Lucca comics, ho perso la collana che ho comprato in Irlanda, l’unico regalo che avevo preso per me e che aveva anche un certo valore (tralasciamo il fatto che ho passato la mattina a cercarla tra la folla rovinandomi anche la giornata in fiera).

In parte mi sono quindi allontanata dalla parte spirituale per non soffrire, perché io sono così: se una cosa mi fa stare male semplicemente la allontano, tutto sommato sono una persona parecchio allegra e ottimista, preferisco mettere le cose da parte e affrontarle quando sono più forte.

Tornando alla vita di tutti i giorni mi sono trovata a non avere più certezze, appena dopo le vacanze estive ero certa di trovare un lavoro… so che trovare un primo lavoro in un mese è abbastanza difficile, ma ci speravo. Vivere improvvisamente senza routine dopo una vita fatta solo di studi mi disorienta moltissimo. Per la prima volta mi sono trovata quindi a affrontare un periodo no senza la parte spirituale di conforto, perché stata abbandonata momentaneamente per evitare di stare male.
E a questo punto cosa mi restava come punto saldo?

Ricomincio piano piano a dedicare più tempo al blog e ai gruppi, a riavvicinare la parte spirituale; consapevole però che non posso aggrapparmi a quella, devo iniziare a sviluppare una forza solo mia che mi tenga su.

Ho deciso di distruggere tutte le mie certezze per non aver più paura di restare e a restare senza nulla!
Un esempio stupido è l’aspetto fisico: la parte che più mi piace di me sono i miei capelli super lunghi; tra 10 giorni andrò a tagliarli e proverò una tinta (cosa che mi terrorizza), penso che devo ricominciare da piccole sfide personali.

Mi trovo decisamente in uno di quei momenti in cui l’acqua si annulla e viene fuori il fuoco per continuare… e mentre scrivo prende un senso la parte della lettura del cinque di bastoni.

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Ogham: Nion

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Nion, il Frassino

Caratteristiche:

Il frassino appartiene alla famiglia delle Oleacee che comprende più di 500 specie.

Alcuni esemplari sono noti per aver raggiunto i 200 metri d’altezza, il che rende il frassino uno degli alberi più grandi della natura.

Ha una chioma poco ramosa e leggera e il fusto dritto e cilindrico. La corteccia è liscia e olivastra ma con il tempo diventa grigia e rugosa. Le foglie sono grandi, composte da 9-10 foglie piccole di colore scuro sopra e chiaro sotto. Appaiono solo dopo la fioritura della pianta, tra Aprile e Maggio.
I fiori sono piccoli, sia maschili che femminili, con stami di color bruno-rosso. Le foglie si possono raccogliere quando sono ancora giovani per produrre il té.

È presente in tutta Europa, Asia occidentale e Africa nord-occidentale.
Predilige il clima mediterraneo o quello umido.

Le sue radici vanno molto in profondità e inacidiscono il terreno, infatti intorno a esso non cresce vegetazione.

Storia e leggende:

Presso i celti il frassino era spesso utilizzato per creare lance e armi. Come suggerisce il significato dell’ogham ‘controlla il potere della pace’. Forzare il destino può portare pace o la soluzione dei conflitti, che può anche essere interpretato anche come una cura.
Il nome inglese Ash potrebbe derivare dalla parola anglosassone Asec che era il nome di una lancia rituale. Il nome Nuin o Nin invece significa lettere nei linguaggi celtici.

Il frassino corrisponde al mese che precede l’equinozio di primavera, quando si accendevano i fuochi al fine di propiziare l’arrivo della pioggia che rende fertile la terra.
Il nome frassino deriva dal latino fraxinus, che ha la stessa radice di fragor cioè fracasso, questo perché in Grecia era sotto la tutela di Poseidone, il dio dei mari, potenza che attiva e scuote la terra. Anche la radice Ygg di Yggdrasil è connessa al greco ygra che significa elemento umido o mare.
Probabilmente per questo collegamento con l’acqua il suo legno era usato per amuleti contro l’annegamento e si pensava fosse abitato dalle ninfe meliadi.

Il frassino rappresenta l’Albero del Mondo. Questa figura è presente anche nella mitologia norvegese, cioè Yggdrasil che nella Völuspa è sempre un frassino, askr in norreno, in altre versioni è un tasso o una quercia.
Yggdrasil è l’albero di Odino, l’albero che sorregge i nove mondi che costituiscono l’universo.
Questo albero possiede radici che vanno molto in profondità nel terreno e rami spessi e robusti. Il frassino nella mitologia celtica e norvegese era percepito come uno specchio del mondo e dell’universo, in quanto contemplava e abbracciava il sottosuolo, la terra e il cielo.

Il frassino per i celti era anche associato al dio/mago Gwyddion, che utilizzava un bastone/bacchetta di frassino, simbolo di cura e trasformazione e potenza.
Gwyddion  ha molti aspetti in comune a Odino che è sempre collegato a questo albero.

Per i Celti era simbolo di rinascita e trasformazione. Era associato ai giovani guerrieri ai quali veniva consegnata una lancia con la quale avrebbero dovuto affrontare varie prove.
Era apprezzato per le sue qualità magiche e miracolose: si pensava fosse un rimedio per le maledizioni scagliate dalle donne verso gli uomini o un antidoto per i pastori per allontanare i serpenti dalle greggi.
Per i guerrieri celti il frassino era il pilastro al centro dell’Irlanda.

Leggenda vuole che Fintan Mac Bochra, druido antico, piantasse cinque alberi magici, di cui tre frassini, per segnare il confine delle varie province irlandesi: Leinster, Munster, Connaught, Ulster e Meath.

Il frassino era usato nelle cerimonie per i rituali di protezione perché si credeva che al suo interno ci fossero grandi energie. In particolare era utilizzato per custodire i bambini e proteggerli, ed era usato per preparare tisane o preparati erboristici proprio per curare i più piccoli. In alcune leggende celtiche e nordiche il frassino è descritto come il gigante buono, un protettore della giovinezza e culla della vita.

La scopa tradizionale delle streghe ha il manico in frassino, probabilmente per la connessione che si pensa abbia con i vari mondi, in quanto il volo simbolicamente rappresenta il viaggio tra essi.

Significato/Divinazione:

È un simbolo di forza e potere, porta alla meditazione e attenzione per le cose spirituali.

Il frassino è considerato il nodo tra microcosmo e macrocosmo: l’anello di congiunzione tra soggetto e natura. In particolare simboleggia la comprensione e l’equilibrio.
Quest’albero comprende in sé i tre cerchi dell’esistenza: passato, presente e futuro.
Partendo dal basso si passa dal Annwn (il mondo di sotto), Abred (questo mondo), Gwynvid (il mondo di sopra) fino ad arrivare al Ceugant.
Il tronco rappresenta la colonna che regge l’universo e passa nelle varie realtà, le radici nei mondi sotterranei e i rami nei mondi superiori.
Simbolicamente possiamo considerare le nostre vite come singole foglie, esse cadono e tornano alla terra nutrendo l’albero, continuando il ciclo di morte e rinascita.

Questo Ogham aiuta nella comprensione più universale dei legami tra le cose terrestri e spirituali essendo connesse tra di loro.
Si riuscirà ad osservare la propria vita con una prospettiva più ampia di come si pensa, poiché ogni nostra azione è legata a tutto ciò che accade nell’Universo.
Più si prosegue nella crescita interiore e più si deve ancorare il nostro Io alla terra, ci si deve radicare bene proprio come fa il frassino; nonostante si segue un cammino spirituale si deve restare ben ancorati alla realtà.
Bisogna meditare e lavorare su noi stessi per sbloccare le conoscenze e le risposte nascoste in noi.
Si deve restare fermi nelle proprie convinzioni e saldi in mezzo al tutto piuttosto che venir trascinati nei conflitti degli altri.

È associato all’aria e all’acqua ma è anche simile all’elemento fuoco in quanto ha un forte potere combustibile, anche se verde brucia con calore intenso. Per questo i celti lo associarono alla risurrezione e rinnovamento.

Questo legno assicura stabilità, salute e giustizia, è molto indicato per fabbricare talismani, bacchette e rune, l’alfabeto divinatorio di origine nordica.

Sognare un frassino può indicare stabilità e protezione oppure l’incontro con una persona che darà sicurezza e conforto; se invece appare bruciato o spoglio può indicare che è il momento di prendere mano la propria vita senza più pensare al passato.

Dormire con un pezzetto di legno di frassino sotto al cuscino può aiutare ad avere sogni premonitori.

 

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Chiudere il cerchio

Finalmente sono tornata!

Quest’ultimo periodo è stato davvero molto pieno, non ho quasi toccato il computer o avuto tempo di stare su internet ma era necessario per finire tutte le cose che avevo in sospeso.

Il 28 luglio mi sono laureata; dovrei così aver concluso il momento della vita in cui si sa cosa si sta facendo e in cui si possono evitare impegni troppo seri. Dal mese prossimo inizierò a cercare lavoro e starà a me decidere come passare la vita, sono ufficialmente uscita dal “sto ancora studiando”.
Per quanto mi renda felice ammetto che fa anche un bel po’ paura, ma so che posso farcela!

Mi sono presa agosto come pausa da tutto. Pausa dal blog, tranne per questo piccolo aggiornamento, pausa dal computer, dato che è il mezzo su cui studio e lavoro, pausa dai siti e vari forum. Nonostante la mia vita sociale sia sparita ho preso tempo per me stessa.

Dal 4 al 12 ho organizzato con la mia famiglia un viaggio in Irlanda. Non abbiamo avuto una meta fissa, abbiamo prenotato sempre una o due notti in un posto e affittato una macchina per riuscire a vedere il più possibile.

Penso che seguendo la mia tradizione era fondamentale andare di persona nei luoghi di cui ho letto, viverli e farli miei in qualche modo.
Mi sono innamorata tantissimo del Connemara, regione nella parte occidentale, in cui terra, acqua e cielo si dividono equamente nel paesaggio.
Amo il fatto che si possa trovare materialmente tutto quello di cui ho letto nelle leggende, è stato come avere la possibilità di visitare Azeroth nella vita vera, o qualsiasi altro mondo di una saga che si ama.
Ho puntato proprio a questi posti in cui ancora c’è traccia delle vecchie religioni, Carrowmore, Newgrange, Tara. E proprio l’ultimo giorno sulla collina di Tara ho salutato gli dei, Finn e i Fianna prima di partire e uno stormo di corvi ha iniziato a volare cantando dando proprio l’idea di un saluto ricambiato!

Dopo nemmeno una settimana dal rientro ho deciso di andare in montagna per qualche giorno e scrivo proprio ora appena tornata.
Erano due anni che non rivedevo la Valle d’Aosta dopo aver passato tutte le estati nella casetta dei miei. Ogni volta che devo andare via sto sempre malissimo perchè considero quel posto la mia vera casa. Adesso che ci penso nessuno nella mia famiglia ha vissuto o vive nel posto in cui è nato, non ho un vero e proprio luogo d’origine; ma ogni parente ha una casa lì da sempre, in estate ci si è sempre ritrovati nella stessa montagna e nello stesso posto, lì ho camminato e parlato per la prima volta, è il primo posto in cui ho potuto andare in giro da sola, perchè è impossibile perdersi nei boschi quando li si conosce a memoria ed è il luogo in cui sono più felice in assoluto. Se mai potessi scegliere un posto da chiamare casa sarebbe proprio quello.
Penso sia stato importante andarci ora, andarci dopo l’Irlanda che ho sempre sognato, perchè mi rendo conto che nessun paesaggio e nessun posto sarà mai come quello; inconsciamente in ogni bel paesaggio vado sempre a cercare un dettaglio che mi ricordi le mie montagne.

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Non tutto però è stato felice, a un giorno dalla laurea se n’è andata anche Niam che ormai aveva quasi 3 anni.
Adesso alla famiglia si è aggiunta Ayrin, appena vista non abbiamo avuto il minimo dubbio per il nome!!
È molto timida rispetto a Freyja, infatti non ama essere presa in braccio, però è dolcissima! Rispecchia pienamente l’essenza di una Ayrin!

Spero di riuscire a mettere ordine nei prossimi giorni, cosa non facile per la vita, ma che posso iniziare a fare qui. Devo ricominciare a riprendere regolarmente gli ogham, terminare l’alfabeto di strega che ormai è bloccato da molti mesi e magari cercare qualche rubrica carina da aggiungere perchè purtroppo non sono in grado di mettere giù tutto quello che mi succede e non penso nemmeno di essere così interessante o brava a farlo! 😛

 

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Ogham: Saille

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Saille, il Salice

Caratteristiche:

Il genere Salix della famiglia delle Salicacee comprende circa 300 specie.
Il salice associato a questa lettera è il Salix alba, ovvero il salice bianco.

È un albero che può raggiungere i 25 metri.
La corteccia è giallastra o grigio rossastra, la chioma aperta con rami flessibili e sottili ma resistenti, le foglie sono lanceolate-accominate, picciolate e seghettate.

È chiamato salice bianco perché le foglie hanno una densa peluria che conferisce alla pianta una colorazione argentata.
Produce fiori bianchi e frutti che aprendosi liberano semi cotonosi.

È originario dell’Europa centrale e meridionale, dell’Asia e Affrica settentrionale.

Il nome Salice deriva dal celtico Sallis che significa “vicino all’acqua”, questo probabilmente perché è una pianta che cresce bene nei luoghi freschi, sui suoli ricchi d’acqua o paludosi.

Dalla corteccia del salice dei può ricavare un’aspirina naturale, per questo in passato era chiamato “l’albero del dolore”.

Storia e leggende:

Il salice era una pianta sacra ai druidi, ed era associato all’energia lunare, cioè il principio femminile; era anche associato all’elemento acqua, sempre di carattere femminile.
Per molti popoli antichi i fiumi presso cui cresceva erano le lacrime dell’albero stesso, per questo è stato spesso associato alla magia delle acque, alla fecondità e ai cicli lunari; secondo alcune leggende era anche evocatore di pioggia e nebbie.

La lettera S corrisponde al druido Semias, il padrone della conoscenza e il possessore originale del Calderone della conoscenza, uno dei quattro tesori dei Tuatha de Danann, che poi fu donato al Dagda.

Nel calendario degli alberi prende il periodo dal 12 aprile al 15 maggio, periodo in cui cade Beltane (1 Maggio), festa della fertilità e fecondità, caratteristiche anch’esse legate a quest’albero.
In Lituania si usava donare corone di salice come sono alla Dea Madre per chiedere fertilità.

Secondo alcune storie dei druidi l’universo fu generato da due uova scarlatte di un serpente che si trovavano alle radici di questo albero.
Da una si schiuse il sole e dall’altra la terra. Da qua l’usanza di dipingere le uova a Ostara e mangiarle a Beltane come simboli di fertilità e nascita.

Il suo legno era stato utilizzato per costruire l’arpa del sovrano irlandese Brian Boru nel XII secolo, ed è tuttora la più antica arpa celtica meglio conservata. Era stata ricavata da un pezzo unico di salice a cui furono aggiunte decorazioni in quercia, in modo da unire il principio femminile con quello maschile.
Nel mondo psichico era associato alla musica, all’intuizione e alle percezioni, molti strumenti musicali, infatti, erano intagliati con il salice.

In Scozia venivano usate delle bacchette di salice dai giudici durante le iniziazioni, perché era considerato simbolo di salute e armonia.

I nativi americani usavano il salice per creare la sacra pipa e la miscela di tabacco che poi utilizzavano per mandare messaggi al Grande Spirito.

Secondo i Greci il salice era legato a Zeus tramite le sue nutrici, Elice e Amaltea, che lo allevarono sul monte Ida, con la culla appesa a un salice, affinché non fosse divorato dal padre Cronos.
Per i Greci era anche un albero collegato al mondo dei morti, grazie alla sua capacità di rigenerarsi facilmente dai rami tagliati; per questo molte leggende legate alla morte, come quella di Orfeo e Euridice hanno un salice o il suo legno all’interno. La pianta, seguendo questa simbologia, è strettamente legata a Ecate, dea capace di viaggiare tra il mondo dei vivi e dei morti.

Gli aspetti di fertilità, madre e scortatore di anime si legano anche con le figure celtiche di Morgana, Cailleach e Morrigan, che nelle varie leggende condivido molti aspetti fino a fondersi in un’unica figura.

Per i Britanni le scope delle streghe erano legate con il salice, ed alcune di esse affermavano di poter volare sui setacci per cereali intrecciati sempre con rami di questo albero.
Secondo usanze antiche il cavalcare la scopa altro non era che un rituale di fertilità in cui si simulava l’atto dell’accoppiamento, cosa, come già visto, connessa alla simbologia del salice.
L’atto del volo invece non è da attribuirsi a un mezzo di trasporto fisico ma a degli unguenti che inducevano visioni.
Interessante notare come la radice inglese di strega witch e salice willow sia la stessa.

Nell’era cristiana assunse una connotazione negativa e venne dichiarato malefico e associato al diavolo e alle streghe proprio perché era un albero molto comune negli incantesimi.
Il salice diventerà, addirittura, un simbolo di castità, l’opposto rispetto a quello che si è sempre tramandato.

Significato/Divinazione:

Il salice è simbolo di intuizione, sogno, inconscio, il lasciar andare le idee statiche per un esigenza momentanea o un cambiamento.

Quando esce il salice in una lettura suggerisce di portare attenzione alla propria natura femminile, potrebbe esserci un conflitto spirituale o mancanza di equilibrio.
Potrebbe essere l’inizio di un periodo di crescita psichica o di chiaroveggenza.

Indica un’inclinazione per l’intuizione, l’immaginazione oppure auto-inganno.

L’apparizione del salice a volte indica il risvegliarsi di abilità latenti.
Nuovi aspetti della vita prendono forma, bisogna diventare flessibili per adattarsi a questi.
Non si deve dimenticare che la perdita di intuizione può creare rigidità.

Potrebbe esserci un’imprevisto per te o per una persona cara, che arriverà sotto forma di lezione da parte di uno sconosciuto, probabilmente donna. Questa lezione potrebbe essere difficile ma porterà grandi benefici.

I rami di salice sono ottimi per la divinazione con l’acqua, per collegarsi con le energie della terra e per ritrovare oggetti perduti.

Si può usare per fabbricare le scope, che tradizionalmente avevano il manico in frassino per protezione, la parte per spazzare in ramoscelli di betulla per cacciare gli spiriti ed il tutto era legato con il salice in onore di Ecate.
La scopa è usata tutt’ora in varie tradizioni per spazzare via le energie negative dalla zona in cui verrà compiuto un rito.

Si può mettere un po’ di questo legno in un sacchetto da tenere sotto il cuscino per aumentare l’abilità di intuizione e conferire lucidità durante un sogno; oppure per indurre visioni notturne o equilibrare le energie maschili e femminili.
Gli acchiappasogni dei nativi americani erano fatti con questo legno.

Lo stesso sacchetto si può usare contro gli attacchi di panico o per guarire da dolore emotivo.

Si può legare un nastro a un ramo dell’albero, dopo averne chiesto il permesso, per poter esaudire un desiderio, senza poi dimenticare di offrire dei doni a esso.

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Qualcosa va, qualcosa arriva

A quanto pare sono l’unica persona al mondo che quando gli cade l’iPhone invece di saltare in aria in tanti pezzettini si rovina la fotocamera.

Adesso non posso più fare foto a qualcosa che non sia più lontano di un metro perchè non mette a fuoco! 
La cosa assurda è che la fotocamera era quello che più apprezzavo del mio cellulare. Non sono una grande esperta di fotografia o macchine fotografiche, ma questa si regolava completamente da sola facendo davvero ottime foto!

In parte per questo ho deciso di fare una pausa dagli Ogham, sono arrivata al quinto, quindi li caricherò ancora perchè ne ho due pronti.
Principalmente perchè non posso creare le foto di inizio capitolo e mi scoccerebbe chiedere un cellulare/macchina fotografica in prestito a qualcuno. Quindi ho deciso che, già che ho un mese per terminare la tesi, mi prendo direttamente una pausa per poi cercare una soluzione.

Passando alle novità, una delle rattine (Niam) era rimasta sola, per decidere se fosse il caso di prendere subito una compagna abbiamo chiesto alle rune.
Pescandone una a testa ci sono uscite Gebo e Inguz, entrambe collegate alla novità, la famiglia e al dono… decisamente un sì! 

Così è arrivata Freyja (questo perchè le rune sono collegate a Freyja e Freyr)!

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Tralasciamo che per andarla a prendere si sono uniti anche mia sorella e due miei amici, giusto per fare una gita solo per ritirare una topina!!

Ogni volta che incontro un animale nuovo resto sempre stupita di come ognuno, grande o piccolo, abbia un carattere davvero differente! So che potrebbe essere banale ma è qualcosa che mi colpisce davvero ogni volta!
Questa rattina per ora è la più dolce che abbia mai avuto, non ha per niente paura delle persone e (novità!) ama stare a dormire in braccio!
Tanto che adesso che la più vecchietta è diventata pigra ci siamo fatte andata e ritorno dal veterinario con entrambe addosso… addio trasportino!

Ora sento che si è riequilibrata la casa… non posso davvero concepire di vivere in un posto in cui il numero degli animali sia inferiore o pari al numero delle persone!
Penso che un piccolo critter sia necessario ovunque xD

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Ogham: Fearn

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Fearn, L’Ontano

Caratteristiche:

L’ontano è un albero o cespuglio di piccola taglia della famiglia delle Betullaceae; si sviluppa fino ai 10 metri, con qualche eccezione fino ai 30.

Le foglie sono semplici, caduche, alterne e a margine dentato, i fiori sono riuniti in amenti e i frutti hanno un aspetto legnoso.

Cresce prevalentemente in zone paludose, le sue radici stabilizzano l’argine del fiume fornendo anche un rifugio per le creature acquatiche; inoltre le sue foglie decomponendosi aggiungono nutrimento all’acqua.
Per questo è associato spesso al nutrire/dare.

È naturalmente resistente all’acqua, in passato il suo legno veniva usato per costruire ponti e per bonificare.
Venezia addirittura era inizialmente fondata su pilastri di ontano.

Quando viene tagliato un ramo fuoriesce una sostanza di colore rosso/arancione intenso da cui si ricavano tinture.

Storia e leggende:

Le gemme dell’ontano che crescono a spirale richiamando i cicli di morte e rinascita, fioriscono intorno all’equinozio di primavera, periodo che gli è stato assegnato nel calendario degli alberi.

L’ontano è associato all’acqua, elemento in cui vive, e al fuoco.
Si pensava fosse custode del fuoco proprio per il colore rosso che ne fuoriesce tagliando un ramo.

Questa caratteristica, però, ha portato anche superstizioni: la tintura arancio intenso crea un effetto simile al sangue e quindi si pensava che l’albero fosse la personificazione del Erlkvinig (o Erlkönig), uno spirito maligno delle leggende celtiche.

Il folclore europeo avverte di non tagliare mai un ramo di ontano ma di aspettare che si stacchi da solo.
Tagliandolo, infatti, si farebbe rientrare il potere dell’albero nel terreno.

Il legno dell’ontano era usato per evocare gli spiriti dell’Altro Mondo e per modificare il tempo atmosferico facendo ruotare e fischiare un ramo in aria imitando la voce del vento.

L’ontano fa parte di uno dei nove alberi che si usa per accendere il fuoco di Beltane.

I celti usavano il legno di questa pianta per costruire i loro scudi.
Il legno di ontano bruciando forniva  condizioni di caldo costanti adatte per forgiare le armi.
Probabilmente per questo è sempre stato associato al combattente valoroso.
Nella Cad Goddeu (la battaglia degli alberi del poeta Taliesin) si dice che “gli ontani in prima linea principiarono lo scontro” ed è definito ” l’albero più ardente nella lotta”.

È strettamente collegato a Bran, eroe irlandese, il cui nome, oltre che essere legato al corvo, significa anche ontano.
Bran, così come l’ontano, guida i propri eserciti e apre la strada.
Nelle leggende Bran farà letteralmente da ponte trasportando nelle acque basse uomini e equipaggiamenti per poter attraversare il fiume Shannon annunciando lui stesso “io sarò ponte”.
Anche il nome del figlio della sorella di Bran, cioè Gwern, significa ontano, e proprio su una pila di questo legno venne bruciato.

Era ricercato dagli zoccolai e ancora oggi trova impiego nella fabbricazione di zoccoli e manici di scopa.

Significato/Divinazione:

Fearn è simbolo di spirito in evoluzione.

Quando l’ontano appare in lettura vuole essere un invito a mettere a freno il proprio temperamento.
Bisogna diventare un ponte di meditazione nelle dispute e un attento osservatore: si deve cercare l’inusuale, quello che è fuori posto e le qualità uniche negli altri.
È necessario smettere di parlare e focalizzarsi su se stessi ma iniziare ad ascoltare, per poi diventare dei mediatori, la voce della ragione.

Bisogna lasciarsi guidare dal proprio istinto, così come facevano i celti in battaglia per capire il momento più adatto per attaccare, difendersi o portare pace.

L’ontano inoltre ricorda che esistono caratteristiche nascoste in ognuno che se sfruttate in modo corretto offrono riscorse che permettono di vivere secondo i propri alti ideali.

I rami caduti possono essere usati come talismani per rafforzare i rapporti, sia sul lavoro che sentimentali e per affrontare le cose che si vorrebbero evitare.

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